A quale scopo?

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A quale scopo?

Più vado avanti nel tempo, più mi rendo conto che ogni cosa che accade ha un senso nella nostra vita. Lo credo così fermamente da estremizzare questa concezione.

Dovremmo imparare a chiederci spesso: A quale scopo?

A quale scopo mi ammalo? Per evitare un intervento di cui ho paura e che, in questo modo, evito? Una influenza può essere sintomatica di uno stato psicologico di profonda paura o depressione. Se mi ammalo posso avere la cura e l’accudimento di una persona vicina, con una totale giustificazione, senza neanche l’obbligo di dire: GRAZIE.

L’ho premesso: estremizzando.

C’è un bellissimo capitolo sul libro: Il corpo di Umberto Galimberti. Spiega sicuramente meglio di me il significato del SINTOMO partendo dall’etimologia.

Per questo lo sguardo medico non incontra il malato ma la sua malattia, e nel suo corpo non legge una biografia ma una patologia, dove la soggettività del paziente scompare dietro l’oggettività di segni sintomatici che non rinviano a un ambiente, a un modo di vivere, a una serie di abitudini contratte, ma a un quadro clinico, dove le differenze individuali che si ripercuotono nell’evoluzione della malattia scompaiono in quella grammatica di sintomi con cui il medico classifica le entità morbose, come il botanico le piante”.

Ci sono persone totalmente inconsapevoli dei meccanismi che mettono in atto, anche perché spesso sono processi inconsci, per OTTENERE COMUNQUE ACCUDIMENTO E CURA.

Il bambino malato impara che ha l’attenzione costante della madre e le sue mani a sentire la febbre, un bacio lieve sulla fronte, le sue mani che mettono con un leggero e dolce massaggio il balsamo sul petto.

Queste esperienze restano dentro e si attivano quando si ha bisogno di attenzione costante anche se bimbi non si è più.

Essere ammalato significa distogliere la mia intenzionalità dal mondo, dove si distende l’orizzonte della mia presenza e dove le cose assumono un significato per cui ha un certo senso per me essere nel mondo, per concentrarla sul mio corpo, anzi sulla malattia, che non consente più al mio corpo di progettarsi nel mondo come prima accadeva”- Galimberti

Dovremmo fare uno sforzo per “leggere la malattia”.

Sì deve pensare soprattutto e unicamente al modo con cui il corpo assume rilevanza psicologica e psicopatologica come dato corporale, con tutte le sue essenziali modalità a priori e con tutte le sue possibilità fattuali di alterarsi”- L .

Binswanger – Sulla psicoterapia

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Sara Provasi ha detto:

    Anche per me è così! Anche per eventi non fisici… ma somatizzo pure un sacco, e sto cercando di capire proprio questi miei meccanismi inconsci 🙂

    Mi piace

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