Quattro emozioni


C’è un libro che riprendo in mano spesso perché mi serve per rimettermi in sesto.

Il titolo è già un programma: Risvegliati alla vita. ( Perché spesso dormiamo in vita e non solo la notte ).

L’altro ieri ho stracciato tre taccuini Moleskine: in alcune pagine c’era appuntato tutto il mio disgusto verso il “mio Maestro” di un tempo che fu. Sapete quelli della categoria ” sono un illuminato ” mentre brancolano nel buio come tutti con la loro finta aureola di carta stagnola. 

Non sopporto chi si atteggia a guru e poi è peggio degli altri.

Comunque, per tornare al libro ripreso in mano, oggi l’ho aperto a caso. Si è spalancato sui quattro incommensurabili.

Nel buddismo sono quattro le emozioni che hanno la stessa capacità di trasformazione: equanimità, gentilezza amorevole, compassione e gioia. A differenza delle emozioni reattive i quattro incommensurabili non sono al servizio di nessuno schema abituale, del senso del sé o di un piano predeterminato. … sono profondamente intimi. La loro forza deriva dalla capacità di aprirsi a un momento di presenza”.

Inutile dire che non sono facili da sentire e mettere in pratica profondamente e intimamente, non formalmente. 

Cominciando dalla prima: equanimità

Vediamo cosa significa:

L’equanimità demolisce ogni giudizio e pregiudizio reattivo sugli altri e ci porta a comprenderli e ad apprezzarli per come sono“.

Mi è davvero difficile accettare l’altro per quello che è senza giudicarlo e senza pregiudizi. Non penso di essere la sola ad avere questo problema. D’altra parte per scrivere occorre osservare. Non è possibile osservare senza giudicare.

C’è differenza tra giudicare e condannare. Tra osservare e comprendere e accettare. Io sono quella che sono. L’accettazione parte da noi stessi. Solo conoscendoci davvero, anche attraverso una consapevole auto analisi, possiamo imparare ad accettare l’altro così com’è. Con gentilezza amorevole e compassione.

Non facile, certo. Il libro che prendo e riprendo in mano spesso mi serve proprio a rimettermi in sesto, esattamente come può fare un buon maestro.

Prendersi del tempo per riflettere sul comportamento e sulle modalità per rompere gli schemi reattivi mi pare sempre utile. Se solo fossimo più consapevoli di come agiamo o reagiamo sarebbe già un buon passo. 

Vi lascio questo brano:

Ogni volta che consideriamo qualcuno senza giudicarlo, che accettiamo la persona per quello che è, si pianta un seme di equanimità.

Ogni volta che, con un atto di generosità o di amore, esprimiamo spontaneamente calore verso qualcun altro, si pianta un seme di gentilezza amorevole.

Ogni volta che rimaniamo presenti al dolore di un’altra persona, si pianta un seme di compassione.

Ogni volta che esultiamo o ci rallegriamo per il successo o la felicità di un’altra persona, si pianta un seme di gioia. 

Ken McLeod 

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