Una attenzione parziale

Li avete mai visti? Sono uomini e donne incapaci di prendere pace, di sostare un attimo. Guidano e parlano al telefono, lavorano e sono contemporaneamente connessi, guardano fotografando, aprono e chiudono chat e social, lavano e sistemano in casa rispondendo alle videochiamate, puliscono e lo schermo televisivo è acceso, cercano e comprano online… L’importante è essere impegnati in una continua attività parziale con un piede nel mondo virtuale. L’importante è dare a ogni attività un’attenzione parziale.

Invece.

Sto leggendo? Sono immersa nella lettura. Spento ogni apparecchio.

Sto guardando un film? Sono immersa nella visione, gusto ogni sequenza, non mi faccio distrarre da altro ( naturalmente sto parlando di un buon film ).

Sto parlando con una persona? Sono immersa nella conversazione, ascolto ogni parola, guardo ogni espressione della persona che mi sta davanti, non guardo nel frattempo lo smartphone per mettermi in comunicazione con altri interlocutori. ( Che tristezza vedere coppie al ristorante immersi ciascuno nella propria individuale connessione ).

Quando impareremo a stare immersi in una cosa alla volta con un’attenzione non parziale. Totale?

Sto mangiando? Gusto il cibo senza guardare contemporaneamente la tv, lo smartphone, il tablet.

Difficile? Sì, difficile. Sta passando in questi giorni una pubblicità che trovo inquietante: una musica avvolgente accompagna le inquadrature di visi che provano emozioni. Tutti, bambini uomini e donne stanno davanti allo schermo e, le emozioni che provano, sono determinate dalla visione di un programma di Sky. Su ogni volto il riverbero dello schermo. Nulla da dire sul fatto che un bel film, una partita, una serie o un cartone animato possa farci sorridere ridere o piangere. La cosa che trovo sconvolgente è che ormai sempre più proviamo emozioni solo davanti alla realtà virtuale, digitale, alla finzione. E sempre meno sappiamo vedere ( non guardare, vedere ) e commuoverci guardando e toccando un essere umano. La sua carne, il suo odore, la sua unica voce.

Conosco persone in grado di commuoversi fino alle lacrime davanti a una scena filmica particolarmente toccante e, nel contempo, di rimanere assolutamente insensibili di fronte all’evidente turbamento del proprio partner o familiare.

Imparare a meravigliarci di un sorriso, di una notte stellata, del cromatismo autunnale, di un gesto… Imparare a vivere ogni momento come unico e imparare a viverlo con un’attenzione non parziale, completa, viva. Sarebbe già un buon passo.

Quand’è il momento di camminare, o di andare in bicicletta o di mangiare o di fare compere e restare con ciò che accade in quel momento senza interruzioni estranee, senza il bisogno di portare a termine un’altra cosa, di spuntare un’altra voce dai nostri elenchi infiniti di cose da fare, o anche solo di riempire ( si usa dire: ammazzare il tempo ) il tempo quando ci annoiamo? “.

Quand’è questo momento di attenzione non parziale, completa si chiede Jon Kabat-Zinn e io con lui.

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16 commenti Aggiungi il tuo

  1. Aria Mich ha detto:

    Completamente d’accordo 😊 massima attenzione, dare tutto se stessi, è il modo migliore per non smettere mai di sentire il gusto della vita.

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    1. elettasenso ha detto:

      Proprio così. Grazie del tuo apporto e buona giornata 🌰🍁

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      1. Aria Mich ha detto:

        😊 Buona giornata anche a te! 🌹

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  2. massimolegnani ha detto:

    Quel saper vedere ( non solo guardare) l’ho chiamato “rubare con gli occhi” perché qualcosa te la porti via di ciò che hai visto. E naturalmente questo saper vedere implica una totale attenzione a ciò che si guarda.
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      Bella e condivisibile osservazione. Ogni tanto amo lasciare a casa la macchina fotografica e mi dico: Oggi fotografo con gli occhi. Rubo, come dici tu, immagini che rimangono nello scrigno della memoria.
      Per sempre.
      Buona serata caro

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  3. Elena Ferro ha detto:

    Un auspicio condivisibile. Mi accorgo ahimè spesso di essere concentrata su altro mentre ascolto, guardo, parlo. Mi fermo e mi concentro meglio perché non c’è niente di peggio che non godere appieno di ciò che si sta facendo…. Un abbraccio

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie Cara Elena. Non sempre si riesce a stare in una cosa sola per volta. Il vortice ci prende. L’importante, almeno per me, é di provarci averne consapevolezza e, ogni tanto, fare pulizia con il silenzio e il vuoto.
      Buona serata:-)

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      1. Elena Ferro ha detto:

        Mi rinfrancano le tue parole, la consapevolezza a volte è un peso

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      2. elettasenso ha detto:

        Sicuramente si vive meglio senza essere consapevoli. La consapevolezza è un peso necessario anche se talvolta non facile. Almeno per me.
        Ciao cara
        Buona giornata 🍁🌰

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  4. PindaricaMente ha detto:

    Come quando al ristorante vedi coppie silenziose e telefonini che diventano commensali senza appetito e senza anima, ma che fagocitano attenzioni e chiacchiere.
    Fa tristezza. Parecchia tristezza.

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  5. dimaco ha detto:

    Posso essere sostanzialmente d’accordo.
    Però a me sembra ne manchi un pezzettino: quel che ci muove.
    Quanto ci importa veramente di ciò che ci circonda e si relaziona con noi ?
    Quanto ci dà ? Cosa ci dà?
    Vedo tanti, e a volte anche io, che riempiono contenitori di tempo con quello che gli capita a tiro, senza curarsi delle necessità. E il tempo è così poco.
    Urge un ripensamento.

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    1. elettasenso ha detto:

      Infatti. È proprio questa la domanda. A quale scopo? A quale scopo riempire il tempo di tremila cose? Per non pensare? Per evadere, distrarsi, non provare il terrore del nulla, del vuoto? Può sembrare eccessiva questa espressione ma, forse, è così. Stare dentro una sola attività, immersi. Una cosa per volta. Con tutti i sensi allertati.
      Scrivo, sono dentro la scrittura. Leggo, sono dentro la lettura. Parlo, sono dentro la con-vers-azione. E, una buona volta, con tutti gli apparecchi spenti. Cammino senza lo smartphone davanti agli occhi. Ci sarà un motivo per cui alcuni paesi hanno cominciato a dare multe ai pedoni che camminano attraversando le strade guardando lo smartphone.
      Ciao e grazie del pensiero
      Eletta

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  6. La tua grafica si fa sempre più attraente e intrigante , il tuo modo di scrivere è inutile sottolinearlo e tu stessa lo sai perché hai sempre letto e studiato con grande passione , quello che mi chiedo e se quello che dici corrisponde alla lettera a quello che fai nella vita reale , ho l’impressione che anche tu come me ti lasci allettare e non poco dal mondo che ruota attorno ad internet.Mi auguro di sbagliarmi , o di parlare di ciò che sta capitando a me da alcuni anni e cioè ci sono dentro sino al collo.

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    1. elettasenso ha detto:

      Scrivo quel che mi piace e mi viene in mente. Come già detto non ho schemi. Nella scrittura amo spaziare, sentirmi libera di esprimere quel che sento: a tutti i livelli. Avendo questo e altri spazi, mi piace utilizzarli come ponti comunicativi. Grazie per i complimenti, sempre ben accetti.
      Buona giornata
      Eletta

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  7. Paola ha detto:

    Giusta osservazione. Il punto è anche un altro, che spesso queste persone pensano di sapere fare tutte queste cose insieme e invece non è così. Io non so guidare e parlare al cellulare insieme, quindi non lo faccio. Ma quante volte, quante! mi trovo davanti o a fianco qualcuno che lo fa, convinto di saperlo fare, e invece guida a singhiozzo, non tiene la corsia, non segnala se svolta. Multitasking dei miei stivali

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    1. elettasenso ha detto:

      Molto divertente l’esclamazione finale😀😀😀 sottoscrivo.
      Ciao Paola
      😜

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