La bottega

Quando Emma era passata le prime volte, davanti alla villetta antica, si era chiesta perché c’era sempre gente che entrava o usciva. Normalmente con sacchetti.

Un giorno aveva guardato meglio al di sopra dei pochi gradini di pietra e aveva scoperto che, dietro la porta a vetri, s’intravedeva un piccolo negozio. Aveva così deciso di entrare per capire.

Dietro il banco c’erano due persone, piuttosto anziane ma dall’età indefinibile. Avrebbe scoperto, nel tempo, i loro nomi: Alda e Alfio.

Da allora, considerando la vicinanza di casa, decise che sarebbe entrata a prendere il latte e il pane. Era comodo.

Alda, ogni giorno le chiedeva, con una cantilena dolce:

– Che cosa vuole?

E lei, ogni giorno rispondeva:

– Due panini e mezzo litro di latte.

Ogni giorno, come se fosse la prima volta, la donna dietro il banco chiedeva la stessa cosa: Cosa vuole? e ogni giorno lei rispondeva allo stesso modo, dicendo quello che voleva. Sempre semplicemente due panini e mezzo litro di latte. A quei tempi questo rituale la faceva parecchio innervosire. Possibile che la negoziante non avesse capito che ogni giorno lei voleva esattamente la stessa cosa?

– Vuole altro?

-No.

Non aveva tempo da perdere.

Ancora Emma non sapeva che varcare quella soglia significava entrare in uno spazio in cui il tempo batteva un diverso ritmo. Il tempo si era magicamente fermato in quella bottega. Bastava guardarsi attorno: il frigorifero con il maniglione di ottone sulle pesante e vetusta porta di legno, il banco di marmo grigio su cui facevano bella mostra i formaggi scroscianti olezzanti e cadenti, e gli scaffali d’un tempo remoto: quelli dove riporre la pasta da vendere sciolta. Rigorosamente di legno.

Era una bottega rimasta ferma, pietrificata nel tempo, quando ancora non esistevano i supermercati e la gente comprava in posteria con la borsa della spesa e i cartocci fruscianti. Gli involti con l’azzurro della carta da zucchero.

Anni fa.

Da dove venivano quei due negozianti con il camice bianco, sempre dietro il banco di marmo con le mani ossute e precise sulla carta per avvoltolare l’etto di prosciutto, quei due personaggi che fissavano le pieghe con una cura maniacale: come se stessero facendo un origami?

Le persone, i clienti, normalmente in gruppi di tre o quattro, aspettavano nel quadrato della stanza, qualcuno inquieto e nervoso per i lunghi tempi di attesa. Qualcuno invece, abituato alle lunghe attese, si sedeva sulla seggiola di legno posta sotto i vasetti e raccontava la vita. Qualcuno era morto, qualcuno era nato, qualcuno era malato.

La minuscola bottega era sempre piena. Offriva poche cose, ma buone. L’affettato era ottimo, così come i formaggi e, per il resto, c’era di tutto un po’. Di tutto quello che può servire dal dentifricio ai lacci. Pochi pezzi di marca dai saponi ai liquori, dai biscotti al detersivo.

I due fratelli ( col tempo aveva scoperto che Alda e Alfio non erano marito e moglie ) memorizzavano come dei computer i prodotti preferiti da ciascun cliente. E, se per caso non c’erano, rimanevano male ( lo si poteva intuire all’espressione contrita ) e dicevano con un fil di voce:

– Nooo… è finito. Ma glielo facciamo trovare per domani.

Così il prodotto mancante era pronto nei giorni successivi. Se il cliente si dimenticava di averlo richiesto, era Alda che con tono gentile diceva:

-Sono arrivati i biscotti…

In quello strano negozio c’erano i “libretti”: il conto veniva segnato ogni volta che si prendeva qualcosa sulla piccola pagina color paglierino. A fine mese si pagava. Era incredibile notare la velocità con cui: prima Alda, e poi Alfio facevano passare il dito sulle cifre incolonnate per calcolare l’importo finale a mente. Veloci efficienti esatti. Le strisce delle cifre scritte con la biro blu scivolavano sotto l’unghia dell’indice per sintetizzarsi in un numero finale. La somma.

I due fratelli non chiudevano mai bottega. Erano aperti la mattina di Natale. Entravi dal cancello e dal retrobottega e potevi avere l’affettato fresco a Natale. Erano aperti a Ferragosto. Tutta estate. Sempre.

Alzavano la saracinesca alle sette di mattina, l’abbassavano alle venti. Il loro posto era la bottega. La loro vita era dietro il banco. Non si riusciva a immaginarli senza camice. Se Emma li vedeva per strada non li riconosceva.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. massimolegnani ha detto:

    eccola la bottega preannunciata, un po’ amarcord e un po’ mistero. per me fratello e sorella nascondevano qualche scheletro nell’armadio o un morto nel vecchio frigo dal maniglione d’ottone 🙂
    ml

    Piace a 1 persona

    1. elettasenso ha detto:

      Proprio così. L’effetto finale era un po’ da thriller. Buongiorno caro
      😜

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