Elisabetta

Elisabetta aveva un nome regale, ma era una persona semplice. Dopo l’ultimo fidanzato rovinosamente caduto e dopo un anno di lutto amoroso, aveva deciso di iscriversi a un sito d’incontri on line. Si era detta: perché no? Tutte le sue amiche lo facevano e incontravano sconosciuti a ripetizione, alcune conoscevano l’altro anche saltando subito in un letto. Non si facevano tanti problemi.

Elisabetta non intendeva saltare subito in un letto, il suo obiettivo era cercare, e magari, trovare una bella persona. Così vagliava, esaminava con cura le candidature. Riempiva questionari. Scriveva annunci. Normalmente filtrava, come primo passo, la voce. Eliminava quelli che avevano una voce prepotente o stridula, quelli che ridevano continuamente alla prima telefonata, quelli che parevano saccenti e noiosi o troppo tristi, depressi. I finti liberi che in realtà vivevano da separati in casa, i furbi accoppiati che cercavano solo un diversivo. Gli sposati non erano neppure presi in considerazione, anche se qualche sua amica le aveva detto che erano i migliori, quelli che “davano di più”.

Con quelli che sceglieva, con i rimanenti, normalmente chiedeva un’uscita serale, a cena. Era convinta che il tavolo fosse un buon test per capire alcune caratteristiche dell’interlocutore.

Così uscì con un operaio, un architetto, un giornalista, un bancario, un professionista, un professore, un assicuratore, un agente di borsa, un chirurgo, uno scrittore e molti altri. A cena aveva modo di parlare, guardare, osservare. Dopo cena aveva modo di verificare se stavano al suo patto: niente baci niente abbracci niente sesso.

Generalmente stavano al suo patto e la sera riusciva piacevole. Solo in un caso o due aveva dovuto allungare le braccia per allontanare il corpo maschile che tentava di acchiapparla. Solo in un caso si era innervosita e aveva ringraziato il cielo di essere tornata a casa. In genere aveva incontrato brave persone. Uomini soli e un po’ stropicciati per l’esito di un matrimonio finito male, di una convivenza che non aveva funzionato.

Alcuni arrivavano con dei fiori. Tutti offrivano la cena. Molti gradivano la sua compagnia e avrebbero voluto rivederla.

Elisabetta continuò a cercare, vagliare, incontrare, sperare nel caotico destino. Ma “l’uomo giusto” non arrivava mai. È stata una bella serata ma, francamente, non sei la persona che cerco. Questa la frase che diceva per chiudere.

Fu per caso che una sera uscendo con un’amica per un aperitivo si trovò davanti lui. Enrico era un amico dell’amica. Un amico amico. Era gentile, simpatico, e interessante. La aiutò a parcheggiare, la aiutò ad entrare aprendole la porta, alla fine della serata la aiutò a uscire sulla strada principale facendo dei segni di via libera come un vigile.

Forse fu proprio la gentilezza di questo uomo a conquistarla. Forse furono i mazzi di anemoni che lui ogni volta le portava, prima di uscire a pranzo loro due soli. Forse furono i pomeriggi del sabato a letto abbracciati a sentire musica e dirsi la vita e far l’amore infinitamente.

Fu così che Elisabetta dopo centinaia di incontri virtuali per trovare l’uomo giusto, lo trovò per caso in una normale serata reale e regale.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Transit ha detto:

    Bella e coraggiosa Elisabetta del racconto. Intrigante e carnale quella della foto. Le due facce della stessa anima, mentre il corpo, che lotta, in canta.

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    1. elettasenso ha detto:

      Tu insegui immagini come realtà. È bello vivere in un mondo fatto di immagini esteticamente gradevoli come le opere di Hopper. Buona serata caro transitante
      Eletta

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  2. Transit ha detto:

    Tu, Eletta, sei realtà, ma più di Hopper e me, sei immagini…

    Piace a 1 persona

  3. elettasenso ha detto:

    Sempre troooopppo gentile.
    Grazie
    Eletta

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