Che meraviglia

Che meraviglia parlare con lui aprire il tuo cuore come un carciofo con tutte le spine sul gambo facendo molta attenzione. Scegliere con cura ogni termine e parola. Per non ferire e non ferirsi. Fare molta fatica a dire con molta franchezza e calma quello che non va e quello che va. Tra scogli e pietre dire. Che una casa si costruisce mattone dopo mattone finché si arriva al tetto. Le travi sono poste e ogni mattina al termine del percorso vediamo che lo spazio è sempre più compiuto coperto rifinito. Ore e ore di lavoro quotidiano.

Che meraviglia raccontare questa metafora e far capire, cercare di far capire che in un rapporto è così che si costruisce, giorno dopo giorno, aggiungendo non togliendo. Nonostante la fatica nonostante la differenza nonostante gli ostacoli e il tempo che muta: sole pioggia o grandine.

Che meraviglia spiegare le vele del tuo cuore per arieggiare e volare. Alzarsi un poco da terra per avere una panoramica.

Parlare con voce calma. Là tra gli scogli e l’acqua. Per produrre un movimento. Un sommovimento. Uno scuotimento. Come quando si butta un sasso e si vedono i cerchi concentrici.

Che meraviglia dopo tutto questo vedere che lui non dice niente. Non sceglie nulla. Non allunga neppure un braccio per calmarti le onde dell’ansia.

Nulla. Niente. Come se tu non avessi detto.

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9 commenti Aggiungi il tuo

  1. dimaco ha detto:

    Trattasi di implosione.
    Colpisce gli uomini più frequentemente delle donne.
    Ne resta alla fine solo un riccio.
    Tempo due mesi ed è stagione di castagne.
    Pazienta.

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    1. elettasenso ha detto:

      Che fine psicologo che sei. Dovrei imparare da Penelope a pazientare. Ulisse torna, invece Icaro fugge troppo vicino al sole. In genere apprezzo il Bon Ton. A qualcuno che ti parla è bene rispondere. Magari dicendo: gli argomenti che poni sono vasti e importanti, dammi il tempo di riflettere e poi ti dirò.
      Buongiorno
      Eletta

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  2. Transit ha detto:

    Diga. Che meraviglia. Pura sensualità, trattenuta dalla diga. Che meraviglia la pelle che s’increspa. La diga eretta da sé. Che a guardare verso l’alto. L’acqua che fatica a star ferma. E vive acquartierata nelle falda. Che non tracima, in superficie, a causa della diga, o muro di cinta. Che meraviglia la diga quando mostra i bei capelli e gli occhi in sguardi appena crepati. Ma la diga non può trattenere l’acqua, che diviene cheta ma cheta non è, anche se, se ne sta tranquilla come l’acqua che galleggia a se stessa. A volte l’acqua non riconosce se stessa quando basta una goccia, un po’ di vento, una parola inselvatichita. Persino un lago produce marosi, da non credere, eppure si alzano le onde e sotto scorrono le correnti. Che meraviglia la vista. Un panorama, una veduta o scorcio … di sé, pardon, della meraviglia.

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    1. elettasenso ha detto:

      Avevo fatto, o meglio interrogato, I Ching ( conosci? ). Il tema era proprio l’acqua che scorre, supera gli ostacoli, riempie gli avvallamenti. L’acqua è imprendibile: non riesci a trattenerla tra le dita. Fugge. Sfugge. Si adatta. Corre. Scorre. Va giù a volte con furia devastante a volte con calma estatica. Adoro l’acqua comunque tutti gli elementi: terra aria fuoco.
      Eletta

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  3. storiechecurano ha detto:

    Probabilmente è poco interessato e questo è un dato di fatto importante, da tenere in considerazione

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    1. elettasenso ha detto:

      Anche se il nodo da risolvere è se chiudere o salvare una storia? Se parlo del tempo o di quanto mi commentano su uno dei miei blog il dato può anche non interessare: se parlo di noi, della nostra relazione, di come mettere in campo strategie per migliorare o salvare la costruzione di coppia, magari il dato può anche essere interessante per lui. A meno che sia abulico atarassico apatico o menefreghista.
      Eletta

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  4. smileandtravelweb ha detto:

    L’immagine hai scattata a Firenze, vero? Erano attaccati davanti all’entrata dell’ostello dove ho alloggiato 🙂

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