Il mio ex fotografo

Pioverà e si starà comodi nel guscio con gli aromi di rosmarino. Avevo un mare di sonno. La birra mi ha dato una sensazione di ovatta. C’era il fotografo che immortalava gli sposi fuori dalla chiesetta. Fate volare i cappelli. Fate volare i petali di rosa. Ci vuole movimento nella foto statica. Un po’ di movimento nella cerimonia così prevedibile.

Il fotografo era C. un mio ex amore. L’ho riconosciuto dalla voce. Il corpo era molto cambiato: i capelli biondi ora grigi, la sua magrezza diventata rotondità. Un abito da pagliaccio triste.

Durante la passeggiata abbiamo visto dei fiori magnifici, selvatici. Di un violetto fantastico. Stavano a gruppi solo lì, sul greto del canale. Sull’acqua verde blu si spostavano le prime foglie galleggianti. Così leggere sulla superficie: in direzione sud.

Non mi sono avvicinata, dopo il percorso, quando siamo arrivati nella piazzetta in mezzo agli invitati – così mal vestiti che fingevano di fare festa. Lui stava fotografando. Non mi sono avvicinata neppure quando l’auto antica inghirlandata se n’è andata – con lo strascico degli invitati e lui ha raccolto le sue povere cose.

Avrei potuto alzarmi dal tavolo, lasciare un attimo gli amici, guardarlo e dirgli: – Ciao C.

Vedere se i suoi occhi che un tempo – erano così azzurri – riuscivano a dipanare la nebbia del tempo e riconoscere la ragazzina che le aveva fatto da modella molti anni fa, con il seno così acerbo. Quella ragazza che viveva da sola e da cui andava e veniva – con le casse enormi dello stereo- perché non era sicuro, proprio era confuso, sul da farsi. Non sapeva, oscillava tra la moglie e me. Avanti e indietro come un pendolo.

Chissà se ricordava la piccola donna, che aveva le trecce e la blusa tirolese con i fiori ricamati, nel teatro di avanguardia quando lui si giocava in un ruolo sul palcoscenico. Quando lui recitava la sua parte sul palcoscenico sotto le luci artificiali con tutte le sue donne in platea a battere le mani.

È incredibile come il tempo si attacca alle immagini già vissute, immortalate e non vuole adattarsi al cambiamento.

Quel fotografo che ora mi stava davanti, dai capelli così grigi, non era più il mio C.

Era più grande di me, aveva già percorso una distanza, e le grinfie del tempo ora lo avevano già aggredito con troppa violenza, trasformandolo.

Così sono rimasta seduta con gli amici a mangiare l’insalata di pollo con chicchi di melograno. A godermi il sole, gli ultimi raggi caldi prima della pioggia. Facendo finta di niente. Sperando che anche lui non alzasse gli occhi dai suoi balocchi stinti per vedere me e riconoscere in me la ragazzina per cui non sapeva che oscillare. Ai tempi.

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17 commenti Aggiungi il tuo

  1. accoltigil ha detto:

    certi momenti ,certe sensazione che si provano da giovani , rimangono impressi nella mante per tutta la vita , mi piace ritornarci la sera quando sono a letto prima che inizi a dormire , servono a cacciare dalla mente gli affanni della giornata trascorsa.L’immaginazione serve eccome serve , non ostante non abbia la minima idea di chi sei e di come sei riesci a farmi sognare,ti sei descritta giovane e desiderabile e questo mi è bastato.

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    1. elettasenso ha detto:

      Lo sono ancora desiderabile 😜😀
      Eletta

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      1. accoltigil ha detto:

        Mi fa piacere per te , ed è un motivo in più per farmi sognare.

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      2. accoltigil ha detto:

        Comunque lo avevo immaginato , nella grafica che produci c’è molto di te stessa.

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  2. dimaco ha detto:

    Gli/le ex sono quadri impolverati, camicie spiegazzate, racchette scordate, scarpe consumate.
    Perché non se stanno quieti nel loro baule in soffitta, porca miseria ?!?

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    1. elettasenso ha detto:

      Ogni tanto tornano come fantasmi. Ma hanno perso l’allure
      Eletta

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  3. Transit ha detto:

    Il motivo per cui lui non ti ha vista, facendo finta di non vederti, perché nel tempo del passato è rimasto lui, disveli tutto dicendo: – Lo sono ancora desiderabile.- Poi dice che a uno gli viene l’acquolina in bocca. Mi è piaciuto tutto il racconto, vi ho trovato una maggiore consapevolezza narrativa, forse capita quando le cose che si raccontano si conoscono molto bene, specie a distanza di qualche anno:probabilmente la decantazione mette le giuste distanze rispetto ai vortici nel bene e nel male delle passioni e infatuazioni. Una delle frasi racconto che mi è piaciuta:” Così sono rimasta … A godermi il sole, gli ultimi raggi caldi prima della pioggia.” Quella no invece:- Facendo finta di niente.- Con questo non entro però nel merito delle tue e mozioni, piuttosto della protagonista del racconto … in fondo anche lei è cambiata. Consapevole e crudele. O è solo la polvere del tempo. Ma si vive anche per raccontare, specie per una scrittrice come te.

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    1. elettasenso ha detto:

      Sai che sei proprio strano? Tu non leggi con distanza: ti tuffi dentro. Sei peggio di me a visualizzare tutti i pelucchi.
      Lui non mi ha veramente vista: ho fatto un patto con il diavolo e – a parte qualche normale segno del tempo – sono assolutamente riconoscibile. Non si è accorto. Intorno a me c’era molta gente: lui solo nella piazza. Dopo la partenza del corteo.
      Ciao caro
      Il racconto in questo caso è vero
      Eletta

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      1. Transit ha detto:

        Mi fido di te, ma anche del mio modo di leggere non leggere che permette i tuffi, sostare in profondità senza fiatare e le risalite veloci per riappropriarsi dell’aria, a pieni polmoni. Bisogna non solo avere gli occhi dietro la testa ma percepire tutto ciò che si muove o appare immobile attraverso la percezione della cecità. Mi diverti quando dici che sono strano. Dici che nella lettura mi tuffo, cosa che fai anche tu e poiché fa una caldo eccezionale, tuffiamoci insieme nel refrigerante mare. Il racconto è vero come lo sono molte delle cose che narri a noi e a te. Ciao cara.

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      2. elettasenso ha detto:

        Ciao caro splash 🐟🐚💧💧💧più vivo più penso che nulla sia veramente vero.
        Eletta

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      3. Transit ha detto:

        Splashiamoci.
        Mò, che hai scritto … più vivo più penso che nulla sia veramente vero …; mò, se ci stà una che è strana quella sei tu sei tu,ma il fatto stranissimo e che sono d’accordo con te e la frase che hai scritto, anche perché dietro e nel presente della frase, c’è filosofia e modo di vedere. Ciao cara sirena delle limpide acque.

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  4. Transit ha detto:

    Ah, quasi dimenticavo, il grande e bellissimo occhio la fa da padrone, anzi ruba la scena, lui così attraente e indagatore.

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  5. storiechecurano ha detto:

    Ci sono alcuni per i quali conta solo avere molteplici donne che battano le mani mentre lui recita la propria parte sul palcoscenico sotto luci artificiali.
    Ci sono altri per i quali contano i sentimenti profondi e aspirano ad applausi unici e, senza bisogno di recitare, si focalizzano su un unico sguardo, quell’unico sguardo che li appassiona. E non temono a perdersi dentro.
    Il mondo è bello perché vario.

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie per questo esaustivo e chiaro commento: già, il mondo è bello perché vario e può anche essere che ciascuno di noi abbia fasi di palcoscenico e fasi di platea o quinta.
      Buona giornata
      Eletta 🙂

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  6. massimolegnani ha detto:

    un acquarello dai colori tenui che stempera le emozioni, addolcisce lo sguardo, non rinuncia a pennellate di verità forse impietose ma prive perfidia e di malinconia.
    seduta al tavolino hai dipinto un tratto di vita con un distacco regale che non è rifiuto del passato ma un vederlo per quello che è, passato, appunto.
    molto piaciuto, per contenuto e forma.
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie carissimo 🙂

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