Poiché il tema

Poiché il tema è quello della condensa, dell’amalgama, della mescolanza tra vita e scrittura: chi meglio delle voci che riporto può dare il quadro e chiarire l’alchimia?

Charles Simic in “La vita delle immagini”, bellissimo libro da leggere a spizzichi e chicchi, di cui ho già scritto, sta trattando nel capitolo che leggo della vita e opere della poetessa russa Marina Cvetaeva.

Ecco cosa scrive il marito di lei:

” Marina è una donna di passioni. Il buttarsi a capofitto nelle proprie tempeste le è diventato indispensabile, come il respiro. Non importa più chi abbia suscitato la tempesta.

Quasi sempre oggi come ieri, tutto si basa sull’autoinganno. Marina si inventa un uomo, e la tempesta si scatena. Se ben presto la pochezza dell’elemento scatenante le si rivela, allora Marina dà inizio a una tempesta di disperazione. Condizione questa che facilita la comparsa di un nuovo individuo scatenante.

Ciò che conta non è il che cosa, ma il come. Non l’essenza o la fonte della tempesta, ma il ritmo, il ritmo insano.

Oggi disperazione, domani estasi, amore, abbandono totale; il giorno dopo ancora, di nuovo disperazione. E tutto questo con una mente penetrante, lucida, quasi cinicamente voltairiana.

Coloro che hanno scatenato la tempesta sono ridicolizzati con feroce ironia. Tutto entra a far parte del libro. Tutto è freddamente, con precisione matematica, inserito in una formula. Una stufa gigantesca il cui fuoco richiede legna, sempre altra legna. Le ceneri indesiderate sono spazzate via e la qualità della legna non ha tanta importanza.

Per il momento la stufa tira bene: tutto si trasforma in fiamma. La legna scadente brucia in fretta, quella buona dura di più. Non occorre aggiungere che da molto tempo io non servo più per alimentare il fuoco.

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Da queste parole così chiare si può intuire che suo marito era uomo di rara sensibilità e intelligente, oltre che editore.

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Vediamo ora cosa Marina scrive di sè:

Perché io non sono fatta per la vita. In me tutto è incendio. Posso portare avanti dieci rapporti ( che orrore: rapporti! ) insieme e convincere ognuno e subito, dalla più profonda profondità, che è l’unico. Ma non tollero che mi si voltino le spalle, neanche appena appena. Io sono una creatura scorticata a nudo, e tutti voi portate la corazza.

Tutti voi avete: l’arte, la vita sociale, le amicizie, le distrazioni, la famiglia, il dovere, io, nel profondo non ho nulla. Tutto cade come pelle, e sotto la pelle carne viva, o fuoco – io: Psiche.

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8 commenti Aggiungi il tuo

  1. dimaco ha detto:

    Non hai detto nulla, ma forse è lei stessa che non lo fa, della cenere.
    Alla fine di un incendio, o di un fuoco più domestico, è quello che resta.
    E hai fatto bene a non parlarne.

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    1. elettasenso ha detto:

      Sai quel magnifico verso della Plath: Dalle ceneri io rinvengo con le mie rosse chiome e mangio uomini come aria di vento…
      Eletta

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  2. massimolegnani ha detto:

    Marito e moglie fanno descrizioni simili della passionalita di Marina, lui calcando più l’accento sulla (presunta) finzione di queste passioni (separando quindi lo scrivere dal vivere), lei sottolineando la fragilità nel vivere appassionatamente (un tutt’uno con lo scrivere)
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      È talmente raro questo sguardo così pulito di un altro e di sè stessi che mi è piaciuto condividerlo. Possedere auto-analisi anche se difficile, è più consueto. Ma che un marito, compagno, amante riesca a capire ( e quindi accettare nel senso più pieno che è amare ) le caratteristiche peculiari e stravaganti della moglie mi pare così raro…
      Buongiorno
      Eletta

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  3. lamelabella ha detto:

    Che disamina! 🙂

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    1. elettasenso ha detto:

      Come bisturi: senza paura. Incisioni perfette.
      Eletta

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  4. accoltigil ha detto:

    qui scrittura e grafica sono in lotta per la supremazia, se dovessi assegnare un voto a ciascuno dei due sarei in serio imbarazzo.

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie 😉
      Eletta

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