Il vicino 

il

Il vicino era schivo come un gatto. Appariva e scompariva come una bianca nuvola nel cielo terso. Arianna se lo trovava alle spalle, e solo il leggero scricchiolio della ghiaia smossa dal passo, la avvertiva della sua presenza. Il vicino camminava sempre con il suo grigio e algido cane nordico, al fianco destro.

Non si sedeva mai nei punti di ristoro del piccolo paese o su, al rifugio. Il vicino era sempre in movimento. Come una linea cinetica. Sempre in cammino. Una freccia lanciata verso un lontano bersaglio. Guardava davanti con uno sguardo fiero. Difficilmente salutava. Mai si fermava.

Arianna lo poteva inquadrare immobile e finalmente fermo solo la sera: quando il sole inondava la casa di fronte, lui stava sul terrazzo a dorso nudo a bersi gli ultimi raggi. E Arianna se lo gustava: spiandolo dalla finestra della sala, ormai in ombra. 

Lo pensava scrittore o musicista, comunque artista. Le poche rare volte in cui aveva incrociato il suo sguardo aveva notato una luce curiosa e instabile. 

Lui abitava da solo nella grande casa, di fronte a quella dove anche lei stava da sola. Arianna pensava che sarebbe bastato un balzo. Un filo sospeso su cui camminare con l’ombrellino aperto per catapultarsi sul suo terrazzo. Oplà:eccomi qua.

Doveva trovare un modo per stare di fronte a lui, con lui, e capire. Saltare la staccionata dei si deve/non si deve, è opportuno/non è opportuno, è bene/è male, è lecito/è illecito. Sospendere solo un momento il peso gravitazionale e volare. Incrinare il guscio dialino con una fulminea crepa. 

Troppe volte si erano incrociati visti passati accanto senza muovere un muscolo del viso, come trasparenti. Lei faceva colazione al tavolino del rifugio e lui scendeva dalle vette. Non la guardava. Se, qualche volta, lei lanciava sulla traiettoria un “Buongiorno” allora il vicino si voltava un istante per rispondere al saluto. Arianna sapeva che anche lui avrebbe voluto sapere. La reciproca curiosità li teneva. 

Era giunto il momento di agire.

Così quella sera, quando il buio avvolse con il suo lungo manto la strada, e lui uscì per l’ultima passeggiata serale con il suo cane lei, semplicemente, lo seguì. 

Alla fine dell’asfalto la strada saliva nel fitto bosco. Fu lì che lei, rompendo il silenzio, con voce chiara disse : – Posso fare un pezzo di strada con te? Vorrei parlarti. 

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena Ferro ha detto:

    Come al solito sono le donne a prendere l’iniziativa 😄😵

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  2. elettasenso ha detto:

    Mi hai fatto molto ridere. Purtroppo è vero 😜

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  3. massimolegnani ha detto:

    “come una linea cinetica”
    a volte basta una frase per dare spessore alla scrittura.
    (non sono certo che Arianna abbia fatto bene a esporsi, questo suo vicino mi sembra infido)
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      È un racconto estivo, leggero, senza pretese e senza sviluppo. Un gioco di fantasia e immaginazione. Il vicino potrebbe essere infido o un’ottima persona. Occorrerebbe sviluppare il racconto ma, in questo caso, mi piace lasciarlo sospeso.
      Eletta

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