Belle mani 

Le venne presentato da un’amica stramba. Vieni che ti presento Riccardo. 

L’amica stramba si infilava facilmente e senza ritegno in luoghi dove c’erano uomini interessanti. Il pudore non la toccava, lei entrava prepotentemente ovunque pur di scambiare due sguardi e due parole con un uomo. Ospedali, banche, bar, negozi, ristoranti, campi da golf… nulla la fermava.

Così quel giorno la trascinò in banca a conoscere il direttore. Elena la seguì senza entusiasmo, a lei non piaceva fare brutte figure, non che fosse timida, era solo rispettosa. 

Il direttore era davvero un bell’ uomo: capelli lunghi e spettinati sale e pepe, un corpo magro e alto e delle bellissime mani. 

Scambiatevi i numeri – disse l’amica stramba. Non poteva crederci che l’avesse proprio detto, Elena rimase a bocca aperta. Comunque al direttore non spiaceva e si scambiarono i numeri. 

Solo dopo un mese di inutili messaggi formali lui la invitò a cena. Elena salì sulla magnifica e lussuosa auto. Lui era stupendo. Lei era stupenda. – Siamo proprio una bella coppia – lei disse scherzando. La sera era primaverile e chiara per la luna piena. Riccardo aveva scelto un ristorante milanese che ben conosceva e così consumarono, chiacchierando amabilmente, un’ottima cena. Tutto era perfetto. Elena giocava le sue carte seduttive con classe e lui, lui era proprio bello, bello e un po’ timido come impaurito. Terminata la cena Riccardo le disse: 

– Ti dedico delle musiche al pianoforte. 

Al piano terra, nel ristorante, c’era un pianoforte e lui si sedette a suonare. Elena guardava incantata le sue mani – le dita così sottili come ali – che si muovevano sulla tastiera. Il padrone del ristorante verso mezzanotte cominciò a fare battute sull’uomo che sceglieva di suonare il pianoforte invece di suonare altro. 

Quando, finalmente, il repertorio musicale terminò e ripresero il viaggio, Riccardo le chiese se voleva andare a bere qualcosa da lui. Ci siamo – pensò Elena, e gli rispose di sì. 

A casa sua, riposti i soprabiti e offerto da bere, lui le fece vedere le sue chitarre: stavano deposte come corpi in custodie foderate di raso, sembravano bare. Le toglieva, le prendeva, le abbracciava e faceva sentire a Elena il suono, perché capisse la differenza del timbro. Poi fu la volta del pianoforte che troneggiava in sala. Riccardo ancora una volta si sedette al pianoforte e cominciò a suonare accompagnando con la voce flebile. 

Alle tre Elena gli disse: – È meglio che vada. Non poteva crederci che per tutta la serata lui non avesse trovato il coraggio di baciarla e toccarla. Le sue bellissime mani avevano accarezzato strumenti, ma non il suo corpo. Al congedo lui biascicò delle scuse dicendo che nella sua famiglia non erano stati abituati a gesti affettivi. Più o meno così. 

Non volle più vederlo. Non volle più sapere nulla di lui dalla sua amica bizzarra. Le rimase per sempre l’immagine estremamente estetica e desiderante delle lunghe dita bianche che volteggiavano come ali senza volo. 

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20 commenti Aggiungi il tuo

  1. storiechecurano ha detto:

    Ma che bella storia! Però non può finire così: io spero in un lieto fine!!!❤️

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    1. elettasenso ha detto:

      Sei romantica. 😜 Finisce così.

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      1. storiechecurano ha detto:

        Sono romantica..

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      2. elettasenso ha detto:

        Bene 😀

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  2. Transit ha detto:

    Un rapporto diretto e semplice ma in realtà non è così, se consideriamo il non detto. O non fatto. Eppure le premesse positive c’erano tutte. E poi le donne hanno un debole per le belle mani, ma forse lo erano fin troppo.
    Non è detto che ciò che attira intriga e divampi in passione.

    Il tuo modo di scrivere, almeno in questo brevissimo racconto, è netto e preciso. Questo fa si che la scrittura corra veloce, addirittura violenta con quel taglio chirurgico che compie la protagonista. Quando le storie non si fermano alla stazione del romanticismo, finiscono così, a scadenza, o morte.

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    1. elettasenso ha detto:

      Il non detto è sotto le pieghe del racconto: sta a chi legge intuire o inventare. Come giustamente scrivi tu. Sì, le donne hanno un debole per le mani perché voi maschi le avete più sode marmoree opache anche dopo la gioventù, periodo in cui la differenza non esiste. Le mani dei pianisti mi hanno sempre affascinato forse per questo la storia.

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  3. Transit ha detto:

    Se ci pensi anche tu ed io … e altre/i siamo dei pianisti… e le nostre anime utilizzano le tastiere dei nostri PC quando c’infervora rapiti il demone della scrittura. E ciò che scriviamo a volte risulta musica. Tu sei una di quelle che quando scrivi si isola e attorno a sé emana un’aura.

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    1. elettasenso ha detto:

      Non ci avevo mai pensato: è vero che anche noi muoviamo le dita su una tastiera, e a volte le nostre parole sono musica. Ottima intuizione la tua. Sei strano Transit e non in senso negativo. A me piacciono le stranezze in grado di stupirmi.

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  4. Transit ha detto:

    Col pensiero, le parole e le immagini si costruiscono … giochi di prestigio, non in senso negativo, non illusori, ma reali e spesso lungimiranti. Chi scrive, e non lo fa per vendersi, maneggia tutto questo materiale. Sulla stranezza che mi attribuisci posso dirti che ha radici di piedi piantati a terra. Solo da qui può partire un pensiero che scandaglia il buio e spezzi le catene del fiume di parole che spesso ci trascina nei luoghi comuni.

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    1. elettasenso ha detto:

      Esatto: chi scrive e non lo fa per vendersi. Mi sento libera da ogni ragnatela editoriale passata presente e futura. Io scrivo perché non posso farne a meno come del respiro. Forse in questo sono strana come te e per questo c’è vibrazione.

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  5. Transit ha detto:

    Una volta ero innamorata di una donna e una sera invitò tutto il nostro gruppo a casa sua per mangiare pizze, taralli e cose così. Intanto qua e là si chiacchierava, si beveva birra o vino, lei sedette al pianoforte che nemmeno avevo notato e iniziò a suonare…beh, sentire il respiro forte del piano che inondò il soggiorno e la casa, l’amore per lei mi folgorò ancor più. Insomma quando pensavo a lei pensavo anche al piano e alla musica. Lei poi non era né belle né bellissima, simpatica invece sicuramente. ma in quel periodo volevo lei, perché la bellezza Per me, in quel periodo, la bellezza era l’amore che nutrivo per lei. E mi piaceva anche suonare il pianoforte. Avevo due amori, ma mi andò male con entrambi: lei mi lasciò perché non voleva ancora un legame totale e il pianoforte son sapevo suonarlo, forse questo è uno dei motivi per cui scrivo; battendo sulla tastiera del PC suona la mia musica, la musica dell’anima o dell’amore. L’amore poi all’improvviso spunta sempre, da tutte le parti. Un a volta tentai di suonare la chitarra ma lasciai perdere e mi diedi al canto, ma poi col tempo, ho maturato una scelta in fatto di strumenti musicali: imparerei il pianoforte perché in quella coda c’è l’eco del mondo.

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    1. elettasenso ha detto:

      Un’altra storia sul medesimo tema. Le storie sono come le ciliegie. Una volta si raccontavano attorno al camino ora qui. Buona serata 🌸
      Eletta

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  6. Transit ha detto:

    In un post scrissi: -Voglio murì accussì.-
    Cioè, scrivendo. Servendomi di quel poco e di poco.
    Il resto, ciò che ritengo dannoso e inutile, che va alle ortiche e in malora.

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  7. massimolegnani ha detto:

    Mani come ali senza volo, immagine esemplare di un narcisismo non so quanto involontario. Dico narcisismo perché quest’uomo mi sembra innamorato delle sue mani.
    Racconto davvero piacevole
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie Max. È una storia leggera, piacevole perché semplice. Senza retroilluminazione.
      Buon venerdì
      Eletta

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  8. Elena Ferro ha detto:

    Una storia sensualissima Eletta. Capisco però il rifiuto di rincontrarlo.. Le mani sono tanta roba ma non bastano…

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    1. elettasenso ha detto:

      Ah, ah. 😀😀La protagonista, che ha il tuo nome, così ha deciso.

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      1. Elena Ferro ha detto:

        Si si, in nomen omen 😉

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  9. bernard25 ha detto:

    Bonjour ou Bonsoir BELLE MANI

    Un petit passage par chez toi est une joie , un vrai régal même

    Cela pour me dire que je vais bien

    Quand je vole de blogs en blogs

    J’en oublie mes soucis , c’est une vrai promenade

    Mais avant de partir prochainement en vacances

    Des vacances s’ils ont veux bien

    Je tenais à te saluer te souhaiter

    Tout ce qu’il y a de meilleurs pour toi ,profite bien

    De même pour ta petite famille

    Bisous Bernard à BIENTOT

    Un peu de fraicheur

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