Un uomo ingrato 

Pare incredibile che in questo secondo decennio del duemila un uomo si comporti ancora così con la sua donna. Eppure…

In vacanza, quindi senza avere una giornata lavorativa sulle spalle, in casa lui  – il signore, il padrone – non fa niente: lei apparecchia sparecchia cucina lava carica e scarica la lavastoviglie pulisce i pavimenti i vetri fa le polveri e le lavatrici stende… lui si siede a tavola a farsi servire, non muove un piatto o un bicchiere… lui si siede e mangia guardando la tv.

La mattina nella sua cameretta lei si alza alle sette perché entrano i primi raggi di sole e in sala c’è un grosso cane che mugola. Il cane è dell’uomo che dorme nella camera matrimoniale, nel grande letto. Lui dorme fino alle dieci e qualcuno deve pur alzarsi a far uscire il cane in terrazza. Hanno preso quella casa proprio per il grande terrazzo che serviva al cane. Così la mattina l’animale poteva uscire a prendere il sole. Quando sente i mugolii del cane che dorme in sala, lei si alza alle sette per farlo uscire anche se il cane è del suo compagno che dorme beatamente fino alle dieci. Quando lui, il signore e padrone, si alza, con la faccia stropicciata dal sonno, lui si lamenta perché ha “dormito male”. 

Si dimentica sempre di dire: – Grazie per aver fatto uscire Birba e avermi permesso di dormire così a lungo. Grazie perché, se non ci fossi tu, dovrei alzarmi io alle sette.

Lui si dimentica anche di dire grazie per tutto quello che fai nella nostra casa. Grazie di servirmi. Grazie. 

Lui si dimentica di dire perché nel suo animo non deve proprio ringraziare nessuno. Ha sempre avuto servigi da silenziose donne che lo hanno viziato oltre misura. La madre prima, la moglie poi. Si è sempre seduto a tavola in una casa pulita con una figura femminile che gli metteva il piatto fumante davanti e lo toglieva. Lui poi fumava un sigaro, mentre la donna riponeva e ripuliva la cucina. 

Non capisce perché questa nuova donna vorrebbe almeno gratitudine. Questo termine gli pare nuovo e incomprensibile. Non ha fatto così anche suo padre? Cosa c’è di così strano in un uomo che si fa servire in tutto. Compreso l’accudimento del proprio cane? Non servono forse per questo le donne: per servire gli uomini?

Per questo quando questa sua nuova bizzarra compagna cerca di fargli capire che in questo secondo decennio del duemila un maschio può anche dare una mano alla donna in una situazione di vacanza, la guarda con occhi bovini e un grande punto interrogativo tra le folte e cespugliose sopracciglia: non capisce, non intende, non comprende. 

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. storiechecurano ha detto:

    Più che di un uomo mi pare la descrizione di un troglodita. Inoltre: l’uomo non deve aiutare la donna nelle faccende, ma ciascuno deve fare la propria parte di faccende visto che riguardano entrambi in eguale misura. Il mio è un punto di vista, naturalmente.

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    1. elettasenso ha detto:

      Naturalmente sono d’accordo: il mio post voleva proprio sottolineare come nel 2017 ci siano uomini che pensano, non so per quale oscuro principio, di essere superiori e, quindi, di aver diritto a particolari privilegi. Uno di questi è: avere una donna che “serve”. Pare che il movimento femminista e tutte le lotte di parità tra generi siano passate senza lasciar traccia su siffatti esseri ” trogloditi “.
      Grazie per il contributo
      Eletta 🙂

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  2. Ghiandaia blog ha detto:

    Le donne non devono vivere per servire gli uomini, io non l’ho mai fatto e mi rispettano.

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    1. elettasenso ha detto:

      Anche io, il racconto racconta una realtà più comune di quanto si pensa.
      Grazie per il contributo
      Eletta

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  3. massimolegnani ha detto:

    L’hai detto, la sua uova donna è bizzarra ad accettare un ruolo del genere, a meno che non sia di quelle votate al martirio
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      Ah ah 😀 in questi tempi difficili purtroppo ce ne sono di donne che si dedicano al martirio… io ne conosco parecchie. La realtà è variegata e, in tempi di crisi economica, certe conquiste sono diventate un lusso per donne separate e sole. Io registro, ascolto, racconto. In questo caso, come in casi di maltrattamento, ho imparato anche grazie a storie come quella di Lucia Annibali, a non giudicare e cercare di capire le bizzarre dinamiche che muovono gli umani. Ciao caro
      Eletta

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