Sei funzioni della lingua 

Il linguista Roman Jakobson ha individuato sei funzioni della lingua.
La FUNZIONE EMOTIVA concentrata sull’emittente; serve ad esprimere direttamente l’atteggiamento del soggetto rispetto a ciò di cui parla.

La FUNZIONE CONATIVA, concentrata sul destinatario ; serve a indurlo a compiere ciò che vuole l’emittente.

La FUNZIONE REFERENZIALE, concentrata sul referente; mira a fornire informazioni su ciò di cui si parla. È detta anche funzione denotativa o cognitiva.

La FUNZIONE METALINGUISTICA concentrata sul codice, viene attuata ogni volta che l’emittente e il destinatario verificano che il codice usato è il medesimo.

La FUNZIONE POETICA è incentrata sul messaggio in quanto tale. È la funzione dominante nella poesia ma si ritrova in tutte le attività linguistiche, nel momento in cui si riserva un’attenzione particolare all’elaborazione e alla strutturazione formale del messaggio.

La FUNZIONE FATICA è invece incentrata sul canale. Verifica se il canale funziona. Attira l’attenzione dell’interlocutore e stabilisce il contatto. 

La funzione che più mi manca con le persone contattate nei social è l’ultima: la funzione fàtica. Dal latino fari che significa pronunciare, parlare… è quella funzione che si attiva in presenza o al telefono facendo capire, anche solo con dei mugolii, che stiamo seguendo il discorso, ci interessa quello che sta dicendo il nostro interlocutore e siamo collegati con quello che sta dicendo. Sì, ho capito… ma… eh, sì… e tu? Hai perfettamente ragione… ma tu… e allora? 

Comunque voce. Presenza. Contatto nel dia-logos. 
Anche la risatina che indica che la cosa ci diverte o gli sbuffi se ci annoia. La tossettina dell’imbarazzo.
Nel linguaggio scritto è stato sostituito con i disegnini. Ma la parola scritta ha comunque un peso specifico diverso e risulta più dura, senza questa funzione che ammorbidisce gli angoli.

Una frase scritta può essere interpretata in maniera univoca e non c’è modo di avere il feed back per capire se è stata compresa, talvolta, nella sua leggerezza ironica, burlesca.

Voce di uno che grida nel deserto. Si direbbe. 
Nella sequenza del “calore-colore” dei messaggi metterei dalla più calda alla più fredda:

vis à vis

telefonata

lettera scritta a mano

mail

chat

messaggio tweet 

messaggino telefonico 
Nella lettera a mano almeno c’è l’impronta calda della scrittura, qualche particella di profumo, qualche frammento di respiro

nella mail si può aggiungere qualche sob, sigh o qualche immagine “calda”

nella chat, anche se scritta, c’è comunque un ritmo di interlocuzione, di attesa e rimando

nel messaggio tweet anche, ma la laconicità, rende il tutto più difficile; ma: anche qui condire abbondantemente con linguaggio figurato e figurativo aiuta

il messaggino telefonico è il più freddo in assoluto, a mio parere.

Nella lettera a mano almeno c’è l’impronta calda della scrittura, qualche particella di profumo, qualche frammento di respiro

nella mail si può aggiungere qualche sob, sigh o qualche immagine “calda”

nella chat, anche se scritta, c’è comunque un ritmo di interlocuzione, di attesa e rimando

nel messaggio tweet anche, ma la laconicità, rende il tutto più difficile; ma: anche qui condire abbondantemente con linguaggio figurato e figurativo aiuta

il messaggino telefonico è il più freddo in assoluto, a mio parere.
Forse mi sono dimenticata qualcosa? Ah, sì. Il linguaggio dei gesti, del corpo. Il più chiaro e immediato. Batte tutti gli elenchi e si prende il primo posto, assoluto.

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