A proposito di comunicazione

il

Io amo comunicare. Io adoro parlare, discutere, argomentare, confidare. Io so ascoltare. Penso di saper accogliere storie, pezzi di vita, aneddoti e pianti o risate di amiche o amici. Credo molto nel confronto. 

Tanto per dire: il mio precedente fidanzato l’ho conosciuto a un corso di comunicazione: era il relatore. 

Transit mi ha scritto, nell’articolo precedente, che il silenzio delle donne gli ricorda visivamente quelle imbambolate bambole con gli occhioni aperti al centro del letto che si usavano nel tempo che fu. 

È vero: molte case sono piene di donne che tengono in vita il rapporto perché stanno zitte, mute: guardano vedono tacciono. Donne fragili, impaurite, dipendenti ancora oggi da padri padroni o mariti prepotenti.

MA è pur vero che ci sono donne che, come me, amano talmente il confronto, la comunicazione che alla fine esagerano. Nel senso che non sanno tacere. 

Quando una donna deve tacere? Semplicemente quando non ha senso parlare. La comunicazione è un processo circolare: emittente, destinatario, invio del messaggio, ricezione, risposta. Se non c’è risposta che senso ha continuare a parlare?

Voce di uno che grida nel deserto. 

Se, poniamo una donna ha già posto diverse volte ponti comunicativi, ha già esposto diversi interrogativi, ha già steso panni argomentativi, ha già cucito stracci interlocutivi… e non c’è stata risposta contro deduzione argomentazione discussione feedback assenso o dissenso… solo piatto silenzio, che si parla a fare? 
Quando tutto è stato detto, spiegato, chiarito… e il vostro lui non ha raccolto niente: che si parla a fare? Quando si sono usati tutti i canali comunicativi: parole scritte, registrate, vis à vis, messaggi vocali, e mail, lettere calligrafiche, bigliettini… e il vostro lui non modifica di una virgola il suo comportamento, non prende atto di una virgola di quelle quattro piccole cose che gli avete chiesto: che si parla a fare? 
Per questo ho deciso di tacere per dieci giorni. Per vedere se si modifica qualcosa. In me. Nel frattempo ho comunicato con voi. Chi vuole sapere come va il mio test, esperimento, gioco: può seguire gli aggiornamenti che posto quotidianamente sul post precedente. 

Ogni giorno. Voi capite: ho bisogno di comunicare. 

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12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena Ferro ha detto:

    La condizione perché una coppia funzioni è ahimè la comunicazione. Quel flusso che tu ottimamente descrivi. Se l’altro non ascolta o abbiamo usato le parole sbagliate nei tempi e modi sbagliati o è in una dimensione di chiusura, corsetta difesa. Il silenzio che agisci porterà sono certa prima di tutto calma e pace dentro di te. Sarà più facile poi portarla nella relazione. Ti abbraccio forte

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie Elena. Sono convinta anch’io che la comunicazione è fondamentale in un rapporto. Come ho appena risposto a un altro commento, per quasi due anni io ce l’ho messa tutta per farlo capire anche all’altro.
      Non c’è modo. Potrei far capire meglio la situazione portando esempi pratici. L’ultimo accaduto mezz’ora fa, ma dovrei scendere troppo nel privato. Rimane paradossale che ora io sia qui a comunicare con voi, che siete geograficamente distanti, ma emotivamente vicini, e lui è vicino spazialmente ma così distante affettivamente emotivamente e a livello empatico.
      Grazie Elena
      Eletta

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  2. storiechecurano ha detto:

    Dunque stai comunque comunicando sotto false sembianze con il destinatario🙂. Sperimentazione di comunicazione indiretta?🙂🙂🙂

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    1. elettasenso ha detto:

      No. Il destinatario non legge il mio sito. Sto comunicando a voi un test, prova, esperimento – chiamalo come vuoi – a cui mi sono volutamente sottoposta perché ho notato l’insensatezza della comunicazione a vuoto. Hai presente il proverbio: Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire?
      Per dieci giorni provo a non dire nulla, perché tutto è già stato detto e a me ripetere annoia. Specialmente con chi dimostra quotidianamente di non essere in posizione di ascolto.
      È un anno e più che comunico con questa persona, non tre giorni.
      La comunicazione diretta è già stata attuata per quasi due anni.
      Eletta

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      1. Elena Ferro ha detto:

        Sei certa ché non legga?

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      2. elettasenso ha detto:

        Sì, sono certa. Un anno fa lo faceva. Gli ho chiesto di non farlo più perché io nel sito mi metto a nudo, ci sono pagine di riflessione estremamente personali, mi piace non essere limitata nella scrittura. É come se io guardassi il suo pc o smartphone.
        Almeno in questo ha capito e mi ha giurato di non entrare più nei miei siti. Devo anche dire che trattasi di persona incredibilmente non curiosa, direi quasi indifferente relativamente al mio mondo. L’altra sera gli ho fatto vedere la foto del ritratto pubblicata negli Anni Ottanta. Ha detto: Bello ( il ritratto) senza aggiungere le tipiche e logiche domande: Chi te lo ha fatto? Quanti anni avevi? Dov’eri? Ecc.
        Praticamente a lui non importa né sapere né condividere brani di vita.
        Buona giornata cara
        Eletta

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      3. Elena Ferro ha detto:

        Eletta apri le finestre

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      4. elettasenso ha detto:

        Ho aperto la tua finestra e ho visto il tuo ultimo post sulla libertà di informazione e scrittura. Poi verrò a commentare. Buongiorno ( non ho ancora aperto le finestre perché il bimbo dorme )
        😉

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  3. Transit ha detto:

    Io amo comunicare. Io adoro parlare, discutere, argomentare, confidare. Io so ascoltare. Penso di saper accogliere storie, pezzi di vita, aneddoti e pianti o risate di amiche o amici. Credo molto nel confronto.

    Sottoscrivo senz’altro incipit e inizio del tuo post. Qualche giorno fa ricevo sul tardi pomeriggio una telefonata della moglie di mio nipote, loro due erano in macchina e stavano accapigliandosi, in senso verbale, mò ce vò, sul significato del termine logorroica/o.

    Colei o colui che chiacchiera sempre, esageratamente, a dismisura e il bello, o il brutto o bruttissimo, che non si accorge di aver tracimato, invadendo la pianura, le colline e addirittura le montagne innevate e i ghiacciai perenni.

    Più avanti poi scrivi:
    “MA è pur vero che ci sono donne che, come me, amano talmente il confronto, la comunicazione che alla fine esagerano. Nel senso che non sanno tacere.”

    Ecco, all’opposto delle donne impaurite e sottomesse o che non riescono ad esprimersi, il rischio è questo che riconosci tu stessa, cioè che prese dall’entusiasmo, o dall’egocentrismo o nel farsi trasportare dal suono della propria voce, esagerare. Il problema è non solo che non sanno tacere, anche nel dare spazio ad altre, ma che ciò che dicono perde di valore, diventa una tracimazione in cui c’è un po’ di tutto i tipi di detriti: del fiume, della pianura e della montagna e persino del cielo.

    Ecco, spuntare in noi ‘o chiaccharone e ‘a chiacchiaressa o anche ‘a ciaccessa. In cui sono in agguato la gestualità e i luoghi comuni. Il problema dunque diventa dove e quando praticare il silenzio. Si può praticare il silenzio perchè si è parlato tutta la santa giornata e si arriva a casa che si è stanchi morti. I tal caso che qualità di silenzio è quello che ci si impone per dieci giorni? Potrebbe anche andare a discapito dei propri cari. E poi, i dieci giorni, sembrano un po’ la cura che prescrive l’otorinolaringoiatra dopo un intervento alle corde vocali. Tra l’altro le persone che parlano troppo o urlano sono destinate, vedi gli insegnanti o i comunicatori e affini, sforzando le corde vocali, prima o poi, dovranno farsi visitare da un medico otorino o meglio ancora da un foniatra.

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    1. elettasenso ha detto:

      Io non urlo mai. Detesto le voci querule e alte. Come ho spiegato è più di un anno che parlo pacatamente, spiego, argomento cerco il confronto con una persona. Non faccio mancare la voce “ai miei cari” perché con i miei cari parlo. Ho deciso di educarmi a tacere perché le mie parole si infrangevano contro un muro di silenzio e indifferenza.
      Lo so che non conoscendo il contesto può sembrare una stramberia inutile o anche dannosa. Ma, credimi, non c’è a volte altro da fare che modificare radicalmente lo schema.

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  4. Transit ha detto:

    “…modificare radicalmente lo schema.” Più che d’accordo, Eletta.

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