Anni ottanta 

Ho una strana relazione col tempo, lo confesso. Non ricordo date nè avvenimenti legati a date. Vado per periodi. Quindi recuperare il periodo “Anni  80” non è stato così immediato. Ho dovuto pensarci un po’ su, ho dovuto fare un viaggio a ritroso nel tempo e un sopralluogo in libreria e in studio per capire.

Il passato ci insegna il presente e noi siamo anche il risultato delle esperienze precedenti. Quindi, accettando il gentile invito di Elena, ho deciso di accettare e provare a ri-tuffarmi negli anni Ottanta.

http://www.elenaferro.it/very-pop-blog-i-miei-favolosi-anni-80/

MUSICA

Sentivo e risentivo molti cantautori italiani: Battisti in primis. La sua musica e le sue parole non hanno mai smesso di accompagnare il mio tempo, anche odierno. So a memoria ogni suo pezzo. Poi c’era Baglioni e De André e Vasco. 

CINEMA

Adoravo la surreale comicità di Troisi: due film dell’epoca: “Ricomincio da tre” e “Scusate il ritardo”. 

Woody Allen era nella fase dei film validi: “Hannah e le sue sorelle” con Mia Farrow ( ho scoperto solo quest’anno che Mia da giovanissima è stata sposata con Frank Sinatra: per la serie non si finisce mai di imparare ).

Poi il mitico Nanni Moretti con “Bianca “.

“Il colore viola ” di Steven Spielberg. 

COMICS 

Prendevo e leggevo Linus. Nel 1983 costava Lire 2200. Non poco, ma valeva il prezzo con le strisce di Charles M. Schulz e tutta l’allegra combriccola di Lucy, Charlie, Piperita Patty… e Snoopy. Adoravo le grafiche di Enzo Lunari con i suoi uomini primitivi, di Altan, di Sergio Staino. Per citarne alcuni.

Era dissacrante, interessante, divertente. 

GIOCHI

Non ricordo giochi. Giocavo all’indiana in Corsica, avevo un nastrino rosso che mi attraversava le fronte e si stringeva in un nodo dietro, sui lunghi capelli neri. Era l’unico pezzo di stoffa che indossavo, in quanto ero in un campo nudisti.

TELEVISIONE

Guardavo ” Giochi senza frontiere”  e Drive In. Quest’ultima trasmissione più che guardata era sentita: ero in casa di amici ed erano gli uomini a vederla: forse per via delle donne poco vestite, oltre che per le battute. Noi donne chiacchieravamo in salotto.

CIBO

Ho passato la fase “macrobiotica” non so perché, forse era di moda come ora la cucina vegana. Andavo in un ristorante che faceva piatti macrobiotici piuttosto appetitosi.

LIBRI

Naturalmente ” Il nome della rosa ” di Umberto Eco. Poi ” Due di due” di Andrea De Carlo. Quest’ultimo, come Eco, è stato per anni uno dei miei scrittori preferiti, infatti ho letto molti suoi libri che ora prendono polvere in libreria. De Carlo ora non mi piace più. 

Fasi: ogni fase le sue preferenze.

In quegli anni 80 ho conosciuto Anais Nin e i suoi diari. È stata una scrittrice importante nella mia vita. 

LIFE

In quegli anni frequentavo l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Ogni giorno il Maestro di pittura ci poneva davanti solidi da ritrarre a carboncino o sanguigna. Li odiavo. Odiavo le piramidi, le sfere, i cubi. Ho capito solo dopo che, tramite quegli infiniti e noiosi esercizi quotidiani io imparavo a vedere. Saper disegnare è, infatti, saper vedere: ombre, luci, spazi negativi, linee, proporzioni, dimensioni. 

Il mio look era variabile, come lo è anche ora. A seconda del tempo e dell’umore. 

In questo ritratto, fatto dal mio Maestro mentre dipingevo al cavalletto le solite sfere piramidi e cubi, avevo un foulard al collo e un maglione a collo alto nero.

RICORDO DELL’EPOCA

Ero molto giovane e, a differenza di oggi, molto timida. Il Maestro di pittura, ogni tanto, mi invitava a pranzo a Bagutta. Bagutta era uno storico locale milanese e sede dell’omonimo Premio Letterario. Purtroppo questo mitico ristorante è stato chiuso. 

Mi vedo piccola e imbarazzata nell’enorme tavolata attorniata da artisti e scrittori. Io stavo tra loro come una mosca bianca posata sulla porcellana del piatto. Mi sentivo cannibalizzata.

 

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. massimolegnani ha detto:

    Da Giochi senza frontiere al campo di nudisti, un salto mica da poco 🙂 ma da giovani si hanno membra agili
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      Ho membra agili anche oggi perché non ho mai perso il gusto del gioco. Buon sabato a te e alla tua bellissima bicicletta.
      Eletta

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  2. Elena Ferro ha detto:

    Una ragazza bellissima! Cara Eletta sono felice che tu abbia deciso di accettare la sfida e partecipare a questo gioo. La cosa più bella è che hai fatto conoscere a noi tutti una parte molto preziosa di te. Grazie

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie a te per l’invito: è stato divertente andare a pescare il passato. Un abbraccio e buon sabato
      Eletta

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  3. Transit ha detto:

    Ci stiamo chiamando, col silenzio delle parole non pronunciate, fonetiche e onomatopeiche, dentro ciò che si è scritto. Casse di risonanze mute e circospette. Proprio stamattina sono apparso presso di te, tu eri altrove, poi ho sentito un fruscio proveniente da un’altra stanza, pareva un eco di cose mai scomparse, eppure assenti, avevi da sbrigarti, indaffarata, per esempio vestirti e, nella borsa le solite cose e qualche libro come testimonianza dell’immancabile che stride sempre giù nell’anima, quando il corpo corre sui binari di un treno che non esiste, forse solo onirico. Mi sono soffermato leggendo un post con la fretta addosso e tra le altre cose parlava, diceva, rievocava un qualcosa accaduto nell’Istituto di Belle Arti di quella città in cui abitavi. E mentre leggevo ho pensato che era il momento di scrivere nel momento in cui scocca una sorta di scintilla che accende il fuoco della narrazione. Però c’erano gli agenti della fretta che mi dicevano: -Devi, sbrigarti, devi andare via.- E così sono andato via e ho rinunciato a raccontare ciò che un giorno accadde con una ragazza che frequentava l’istituto di Belle Arti della mia città. Tra l’altro quando terminai le medie inferiori il prof. di disegno mi disse: – Iscriviti e frequenta all’Istituto degli artisti anche se non tutti quelli che si iscrivono sono artisti, poeti o pittori.- Seppi da un amico,mio collega d’istituto, dopo un corteo degli studenti delle medie superiori, per le vie del centro con concentramento a piazza del Gesù, piazza in cui s’incunea Spaccanapoli, che una studentessa, amica sua dell’Istituto di Belle Arti di via Bellini, voleva conoscermi e mi disse che mi aveva già fissato il giorno e l’ora in cui potevamo incontrarci. Non mi opposi a tale richiesta e accettai. Ma il bello, o il brutto che si annida sempre in ogni storia, doceva ancora venire. E venne il lunedì successivo alla manifestazione che dopo aver attraversato via Toledo, ex via Roma, che si concluse presso il Provveditorato. Noi due invece ci incontrammo a piazza Dante.

    PS: Quanto sopra potevo lasciarlo anche in uno dei miei post del mio blog che commentato con un Mi piace. Ma poiché stamattina volevo commentare da te, allora penso che qui da te sia più in tema. Si, il manca il finale e allora, fu quella la parte più curiosa e un finale che non ha mai riempito quel vuoto, molto probabilmente ingenuo, direi troppo.

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    1. elettasenso ha detto:

      Mi piace molto questo continuum narrativo. Come se seduti fuori un bistrot davanti a un calice, si mescolassero sapori e ricordi. Più di un commento è lo scambio, il gioco dialettico, il “mi ricordo”.
      Perché ogni luogo evoca, come ogni nome. L’Accademia è un luogo magico. Si dipinge imparando a vedere e si vede dipingendo. Si incontrano altri e altre, si intrecciano storie. Io ricordo la fuga improvvisa nei portoni e i baci rubati. Un gesto buttato alla Pollock. Traiettorie.

      Grazie per il tuo contributo prezioso.
      Eletta

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