Storie senza carezze 

Raccontami una storia. La storia incominciò: C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva: – Raccontami una storia… La storia incominciò: C’era una volta un re…
Mi mancano le storie. C’è stato un tempo che, io bambina, avevo un padre-fratello-re-amante che, accarezzandomi i capelli la sera, mi faceva addormentare raccontandomi una storia.

Erano sempre storie diverse. Nascevano al momento: come fioriscono certi fiori per una notte sola, uscivano dalla sua bocca e disegnavano fantasmagorici sentieri scintillanti sui muri della stanza.

La protagonista delle storie era sempre una principessa. La principessa ero io, aveva ogni sera nomi diversi, ma entrambi sapevamo – nel nostro muto accordo – che ero sempre io.

Le carezze sui capelli e le carezze della sua voce producevano un effetto sedativo e rilassante e mi conducevano nel sonno. Spesso non udivo neppure la fine delle storie. Forse continuavano la loro segreta trama nei miei sogni.
Mi mancano tanto quelle storie. Ora le cerco nei libri che leggo la sera prima di dormire, ma sono storie senza carezze.

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. massimolegnani ha detto:

    ..e non è la stessa cosa!
    ml

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    1. elettasenso ha detto:

      No, non è la stessa cosa. Manca il condimento come a un piatto buono ma troppo asciutto. Buon sabato Massimo
      Ele

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  2. Elena Ferro ha detto:

    Cara Eletta, è strano come ogni tuo post qui mi ricordi qualcosa della mia infanzia. Stavolta mi è venuta in mente la mia nonna veneta, Italia, che mi raccontava in dialetto una storia circolare come quella del tuo incipit. In dialetto, io non la capivo appieno ma non importava, perché c’erano le carezze. Le carezze fisiche e quelle energetiche. Anche io le cerco ancora e le trovo in qualche libro o in qualche episodio che mi colpisce. E’ così che scrivo. Un abbraccio

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    1. elettasenso ha detto:

      Grazie Elena, bello il tuo racconto della nonna con questo bellissimo nome: Italia. Io ho avuto un nonno che mi raccontava filastrocche in dialetto e mi coccolava. Mio padre si chiamava Italo. Un abbraccio

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      1. Elena Ferro ha detto:

        Italo. Un abbraccio anche a loro, Italo e Italia, la mia nonnina preferita che porto sempre con me

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  3. Transit ha detto:

    Mi mancano tanto quelle storie. Ora le cerco nei libri che leggo la sera prima di dormire, ma sono storie senza carezze.

    Ecco come concludi il tuo post di ricordi, riflessioni e mancanze, però adesso dovresti essere tu, non da sola, ma insieme alla tua scrittura, a raccontarti e raccontarci storie piene di carezze, non certo per leccarti le ferite e autocelebrarti.

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    1. elettasenso ha detto:

      La scrittura serve anche a leccarsi le ferite e celebrare la metamorfosi.
      Eletta

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