Io riconosco a fiuto

Io riconosco a fiuto un’anima. Da particelle aeree, girovaghe, da tentacoli sottilissimi come fili di ragnatela che si agganciano a non so quale zona del mio cervello. Non so perché, non so come. 

Quante persone mi sfiorano virtualmente e realmente ogni giorno nelle piazze e nelle vie? Parecchie. Ebbene: solo una, in genere, lascia tracce profonde. Collegamenti sotterranei come radici.

Io sento l’anima. È sempre stato così. Mio malgrado. Sento la corrispondenza che tracima dalle solite inutili cose, sento una rispondenza ancestrale. Non definibile razionalmente. C’è. Accade. 

Sento il sentirmi. Sento il pensarmi. Sento che lui/lei è collegato/a. Le nostre braccia tese. Al di là della distanza spazio-temporale. Sento che sono superflue le parole. Che il mistero che ci tiene è un nostro segreto taciuto ma saputo. Cosciente e incosciente perché valica il quotidiano, il programmato, l’ordinato. Va al di là e sopra e sotto. 

Io so che mi pensi.

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