Cucire la vendetta 

Non ancora aperte le imposte: che il tempo stia fuori con l’orologio che batte. Occorre cucire la vendetta. Confezionare la veste con temperato furore. Abbattere la dozzinale baldanza del cavaliere. 

Campane a festa. La luce si espande sulla coperta. 

La sera prima era uscita per un ridicolo abbaglio. L’uomo era così piccolo e non solo di statura. Aveva mani tremanti, lo osservava incalzandolo con domande. Poi, lo ascoltava con un sorriso taciturno. 

In ogni fuga si profilava l’impossibilità del sogno. Avrebbe solo desiderato ridere e sciogliere i capelli. Qualche nota di gaiezza oltre la torbida macchia. 

C’era una sorta di crudeltà compiaciuta nella sua sottile analisi. Il cuore non batteva. Nessun timore e tremore. Quando se ne andava per i vialetti tortuosi nessuno sapeva inseguirla. 

Camminava sbrogliando l’enigma. Provava piacere, odiava la calma piatta. 

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