I viandanti sciamavano

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I viandanti sciamavano tra rami fioriti. Il sole era ancora alto. Nulla le opprimeva il cervello. Nel passo elastico cercava quadrifogli nell’erba tenera. 

Lo zero assoluto della mediocrità era tracimato, così lei aveva chiuso porte cancelli e finestre. Non permetteva svolazzi agli inutili accessori. La infastidivano. Nel primo pomeriggio aveva accuratamente rotto, in piccoli frammenti, un’antica agendina. Teneva tracce stanche desuete rovinose del giá stato. Aveva poi buttato i pezzi nel contenitore della carta straccia. 

La bonifica della casa durava ormai da anni. Non era ancora terminata. Lui aveva disseminato ovunque i suoi ” ti amo “. Con la sua nera calligrafia rapace. Con un gesto insofferente aveva strappato l’ultimo reperto fossile. 

Nel tragitto in auto aveva scorto una scritta con il suo nome corto, con la O a forma di cuore così come lui, per vezzo grafico, amava scrivere. I piumati predatori lasciavano traccia ovunque del loro ostinato volo. 

Tornata a casa c’era odore di muschio e vaniglia per via dell’incensiere. Ogni tanto, come una fastidiosa mosca, arrivava il pensiero della tetra idiozia del suo passato amore. Del goffo tonfo nella caduta. 

Il tema del doppio la lambiva perennemente. Sbucciò una mela. 

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